Funerale

Link: Favour Nike Adekunle 1991-2011

28/02/14

“Si sono svolti oggi i funerali Nike Favour Adekunle, la giovane nigeriana, 20 anni, trovata morta nelle campagne di Misilmeri il 2 dicembre 2011′′.

La notizia, nei suoi dati essenziali, suona paradossale. Ci sono voluti oltre 24 mesi per poter dare una sepoltura al corpo della ragazza che due anni fa venne trovata carbonizzata alla periferia della provincia di Palermo in una zona trasformata in discarica. Il suo assassino, un abitante di Belmonte Mezzagno, fu arrestato e poi si tolse la vita in carcere. Dal giorno della morte di Nike, nel dicembre del 2011, e sino a venerdì 28 febbraio 2014 il corpo è rimasto all’interno di una cella frigorifera dell’Istituto di Medicina Legale del Policlinico di Palermo. Ad accorgersene è stato il Coordinamento Antitratta dedicato proprio a lei e a Loveth Edward, un’altra ragazza uccisa a pochi mesi di distanza.

La sepoltura di Nike Favour sarebbe rimasta bloccata per una serie di intoppi burocratici e di mancati nulla osta tra un ufficio e un altro. Aldilà dell’aspetto burocratico e di responsabilità, ripercorrere la sua storia significa percorrere i passi che misurano la distanza che ancora esiste tra una comunità e un’altra, tra una minoranza e la maggior parte degli abitanti di una città, ricordando che co-abitazione non è sinonimo di integrazione.

La storia di Nike nella sua drammaticità è emblematica perché riguarda una persona considerata (si scuserà il gioco di parole) ai margini di una comunità ai margini, una ragazza in quanto considerata prostituita e nigeriana, ovvero parole che (oltre che frequentemente associate al suo nome) di per sé impongono un’etichetta di marginalità e di distanza.

Si potrebbe provare a osservare la storia di Nike e i suoi vent’anni mettendo da parte il fatto che fosse una prostituta nigeriana ma guardandola come una ragazza che aveva iniziato a convivere con il futuro marito e aveva già iniziato ad avviare le pratiche per un possibile matrimonio. Improvvisamente la distanza si riduce. La sua storia in fondo appare un po’ più vicina. La distanza si misura e si crea innanzitutto con le parole.

Infine, si può interpretare una sorta di parallelismo, aldilà di quello temporale, tra la sepoltura di Nike e la storia di una famiglia che non rassegnandosi facilmente alla morte della madre ne ha vegliato per giorni il corpo rifiutandosi di celebrare i funerali. Affidiamo alla sensibilità di chi legge la capacità di tracciare le dovute differenze tra le due storie. Sulla famiglia palermitana è stato sollevato grande scalpore con un interesse notevole della stampa e una mobilitazione veloce da parte delle autorità competenti. Un interesse delle autorità era doveroso, una certa morbosità dei media per una vicenda assolutamente privata decisamente meno: in fondo, aldilà degli obblighi di legge, riguardava una personale, personalissima, modalità nell’iniziare a elaborare un lutto. Questi due anni invece nei quali il corpo di Nike Favour ha atteso la sepoltura sembrano essere trascorsi nell’indifferenza generale, in una distanza, l’ennesima di questa storia.

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