Erice, una targa per mamma Bose e le vittime della tratta
19/12/2014
“No alla schiavitù del sesso”. E’ il messaggio che il Comune di Erice ha lanciato per commemorare Uwadia Bose, la trentottenne nigeriana barbaramente assassinata e ritrovata il 24 dicembre dello scorso anno, vicino a un chiosco di fiori, nei pressi del cimitero di Custonaci. L’amministrazione ericina ha dedicato, insieme al coordinamento Anti-tratta Favour e Loveth di Palermo, alla memoria di “Mamma Bose”, così come è stata ribattezzata, e “a tutte le vittime della tratta” una targa sul Lungomare Dante Alighieri. “Questo è un luogo – ha detto il sindaco Giacomo Tranchida – in cui i cittadini vengono al mare ma questo mare è lo stesso che troppo spesso nasconde tragedie, tratta delle schiave e sfruttamento. Noi nei confronti dei migranti abbiamo una responsabilità in più perché la nostra terra è il primo approdo per coloro che scappano dalle guerre, dalla fame alla ricerca del sogno di una vita dignitosa”. Uwadia Bose, madre di due gemelle di 6 anni, viveva stabilmente a Palermo con il compagno, di giorno svolgeva l’attività di parrucchiera, mentre, da alcuni mesi, la sera raggiungeva Trapani con i mezzi pubblici dove si prostituiva fino all’alba per pagare il suo “debito”, una cifra tra 40 e 80 mila euro che costituiva il riscatto dalla schiavitù del sesso. Per il suo omicidio lo scorso 24 novembre è stato arrestato Alessandro Bulgarella, 37 anni, lavapiatti di Valderice, con l’accusa di aver strangolato la donna nigeriana.
A scoprire la targa, accompagnati dal “Silenzio” eseguito da un militare del VI Reggimento bersaglieri di Trapani, il fratello di Uwadia, Maximor Alex Bose e il cugino Jolly Eguavocn alla presenza degli alunni della 4° E dell’Istituto Alberghiero “Florio”, della 3°E della scuola media “Antonino De Stefano” e della 3° B dell’Istituto comprensivo “Giuseppe Pagoto”. Tra le autorità intervenute il prefetto Leopoldo Falco, il vescovo di Trapani Pietro Maria Fragnelli e il sostituto procuratore della Procura di Trapani Anna Trinchillo.
Gli studenti hanno letto, e consegnato a Maximor Alex Bose e al cugino, l’Inno alla vita di Madre Teresa di Calcutta e una serie di pensieri e lettere indirizzate alle figlie di “Mamma Bose” mentre, dopo la commemorazione, hanno fatto volare 50 palloncini bianchi e azzurri come simbolo di speranza.
“Nelle prossime settimane – ha anticipato il sindaco – saranno organizzati percorsi di riflessione e confronto, rivolti agli studenti, sulla tutela e il rispetto dei fondamentali diritti delle donne straniere e di sensibilizzazione sui diritti violati di donne e minori vittime dello sfruttamento” (Testo e foto di Maria Emanuela Ingoglia)
