13/03/18 – LEFT – Le vittime di tratta ora sono finite nella rete delle mafie transnazionali

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13/03/2018

di Tania Careddu

La tratta, un crimine lo è sempre stato. Ma, ora, quella delle donne straniere, per lo più nigeriane, a scopo di sfruttamento sessuale è diventata un vero e proprio affare criminale. Ammantato di magia, da riti woodoo usati a fini manipolatori, è un dramma esistenziale che da una parte, le assoggetta al vincolo del debito contratto con le organizzazioni che ne hanno consentito l’espatrio e dall’altra, le subordina, economicamente, moralmente e psicologicamente, agli sfruttatori con il patto di restituzione del denaro ricevuto. Fra i venticinque e i trentacinque mila euro.

«Visti i numeri – i dati più attendibili sono quelli dell’Organizzazione mondiale per le migrazioni del 2017 -, e si parla di migliaia di donne, è, senza dubbio alcuno, un traffico organizzato da una struttura internazionale», spiega a Left il presidente di Piam onlus(Progetto integrazione accoglienza migranti), Alberto Mossino, esperto di tratta, scrittore (politicamente scorretto) sul tema, con all’attivo un premio John Fante, e primo, in Italia, ad aver sperimentato, con successo, modi e percorsi per l’accoglienza diffusa. Mossino continua: «Non è più il fenomeno degli anni Novanta: la figura della madame, che gestiva le donne dal reclutamento fino alla prostituzione nella terra di destinazione, è superata. Ormai, è un vero e proprio affare mafioso».

A confermarlo, sia l’ultimo rapporto sulla criminalità organizzata, elaborato semestralmente dalla Direzione investigativa antimafia, che riconosce il traffico nigeriano come associazione di stampo mafioso, sia la sua stessa struttura. «Queste mafie transnazionali hanno capacità monetarie ed economiche piuttosto consistenti, capacità logistiche di darsi controllo e di corruzione politica: conoscono molto bene il sistema legislativo e come aggirarlo; hanno precisi contatti italiani, anche con studi legali che, guarda caso, sono sempre gli stessi per tutte le ragazze che vanno (indirizzate) a fare richiesta d’asilo», precisa Mossino.

Che ci sia un nucleo criminale ramificato, nuovo rispetto al passato, lo si scopre anche dal differente assoggettamento schiavistico delle vittime. «Per questo cambio di passo – dice Mossino -, se le vittime nel 2000 erano molto più schiavizzate, sottoposte a un pressante controllo quotidiano, ora, il ricatto per pagare il debito, ricadendo sulla famiglia d’origine, le ‘libera’ dal puntuale dominio fisico e, seppure ugualmente oppresse, hanno più possibilità di movimento».

In concreto, «prima la madame picchiava la ragazza se non portava i soldi, adesso questa prassi si è allentata perché l’organizzazione, appunto, permette, in ogni momento, di rintracciarla e, soprattutto, di rivendicarsi sulla famiglia in Nigeria», racconta il presidente di Piam. Secondo il quale, per fermare un sistema internazionale ultraorganizzato, «bisogna colpire i trafficanti con operazioni che non possono essere messe in atto solo dalle nostre procure, peraltro ben funzionanti e le più temute in Europa, ma devono essere strutturate a livello internazionale». Perché, aggiunge, «i nostri servizi rispondono bene, la direzione è giusta, è la pressione che manda in burnout il sistema italiano». E anche perché loro denunciano raramente. Immaginano maledizioni conseguenti al tradimento del rito di magia nera. Nera come la prostituzione.

 

07/02/18 – LA STAMPA – Tratta e prostituzione: “Ragazze, potete uscirne”. Princess con il Piam di Asti aiuta le donne di strada

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07/02/2018

di Laura Secci

«Lavoriamo per aiutare tutte le donne coinvolte nella prostituzione ad avere una buona vita senza essere costrette a vendere il proprio corpo».

Princess Inyang Okokon, originaria dello Stato di Akwa Ibom, in Nigeria, è finita sulla strada a Torino nel 1999 e da 17 anni si occupa con il Piam di Asti di donne vittime di tratta.

«Uscirne si può, ma dobbiamo offrire alle ragazze un sostegno adeguato– assicura Princess -In strada offriamo assistenza sanitaria a tutte le donne che si prostituiscono, specialmente per prevenire l’Aids e le infezioni a trasmissione sessuale.Fornire assistenza sanitaria è il primo passo per instaurare un buon rapporto di fiducia con le donne coinvolte nella prostituzione e successivamente proporre loro l’opportunità di lasciare la strada».

Il giro d’affari  

Se in Italia la prostituzione è legale, lo sfruttamento non lo è. Il business delle prostitute «fattura» ogni anno 90 milioni di euro. Ogni ragazza che finisce sul marciapiede (circa 18 mila in Italia per 9 milioni di clienti) rende al suo sfruttatore dai 5 ai 7 mila euro al mese.

Progetto salute  

La televisione australiana SBS, nell’ambito di un programma sulla tratta delle ragazze nigeriane in Italia sarà ad Asti venerdì per effettuare alcune riprese in ospedale nel reparto malattie infettive del Massaia e per fare delle domande alla dottoressa Degioanni che illustrerà il lavoro con le vittime di tratta. La Tv australiana sta collaborando con il Piam di Asti e la Procura di Torino. 

I dati 

Nel 2017 il Piam ha accolto 11 donne, tutte nigeriane, di cui due minorenni, e effettuato più di 100 colloqui di counselling antitratta.