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07/05/18 – ILSALTO – Quale approccio di genere sulle politiche migratorie?
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Quale approccio di genere sulle politiche migratorie?
La percentuale delle donne migranti è in aumento. «Più della metà della popolazione straniera presente in Italia è rappresentata da donne soggette a una doppia discriminazione: in quanto migranti e in quanto donne. E quindi soggette a un processo di integrazione ancora più difficile perché esposte a violenze, sfruttamento, abuso e lavori sottopagati». Rossella Benedetti, avvocata dell’associazione Differenza Donna, fa il quadro durante la tre giorni di Pensare Migrante, l’iniziativa dell’associazione Baobab Experience che si è appena conclusa a Roma.
Anche nel resto d’Europa il numero delle donne migranti è in crescita. Femminilizzazione della povertà e ricerca di un’educazione e di posti di lavoro migliori sono al centro di questa grande fuga. La discriminazione di genere, infatti, gioca un ruolo fondamentale nei motivi delle migrazioni: spinte a fuggire dai loro paesi in quanto vittime di un radicalizzato sistema patriarcale, vanno incontro ad un viaggio che le vede ancora una volta vittime di abusi sessuali e costrette alla prostituzione per pagarsi i mezzi necessari per sbarcare in Italia.
«In Nigeria ci sottoponiamo al rito juju, una sorta di rito vodoo che ci costringe a restare legate alla nostra madame e a ripagare il debito che abbiamo contratto prostituendoci nelle strade italiane», racconta Osas dell’associazione Donne di Benin City. Le “madame” a cui si riferisce Osas, secondo l’Undoc, rappresentano la metà dei trafficanti di esseri umani della Nigeria e sono spesso ex vittime che si sono trasformate in mediatrici che vessano le altre donne per indurle alla prostituzione. Il rito juju è uno degli ingredienti della coercizione che tiene migliaia di donne e ragazze nigeriane incatenate alla schiavitù sessuale in Europa, soprattutto in Italia, a cui sono sottoposte forzatamente non solo da protettori, tenutarie e contrabbandieri, ma persino dalle proprie famiglie d’origine.
La migrazione è anche la causa del rafforzamento dei limitativi stereotipi di genere e della mancanza di potere decisionale delle donne.
«I ruoli di genere influenzano l’integrazione sociale delle donne migranti e rifugiate e il modo in cui esse possono contribuire e beneficiare delle comunità ospitanti», aggiunge Rossella Benedetti. «Inoltre, in Italia ogni 60 ore muore una donna per mano di violenza maschile e vengono attuate politiche di welfare che continuano a prevedere tagli proprio verso quelle strutture, come i centri anti-violenza, che invece sono gli snodi fondamentali della lotta per i diritti delle donne». Una doppia discriminazione, quindi, che si estende anche a pratiche di mutilazioni parziali o totali dei genitali femminili. Ben 30 paesi praticano l’infibulazione: la parte meridionale dell’Egitto, Sudan, Somalia, Eritrea, Nigeria, Senegal, Sierra Leone, la penisola araba e il sud-est asiatico in alcune regioni dell’India. E 200 milioni di bambine, ragazze e donne hanno subito questa violazione.
«L’Africa è un grande continente con gruppi etnici e tradizioni molto variegate – spiega Lamin, attivista contro l’infibulazione – ed è opportuno sottolineare come vi siano Paesi che, pur avendo vietato per legge l’infibulazione, si ritrovino a convivere con il ripetersi della pratica stessa in molte zone rurali, dove non si conosce l’esistenza di una legislazione o comunque dove la cultura tradizionale è considerata al di sopra di ogni elemento giuridico». Il tema appare estremamente delicato. Puntare all’eradicazione totale di questo rito e nel contempo tutelare la dignità e la serenità di quelle donne o bambine che sono già state costrette a sottoporsi dovrebbe essere l’impegno di tutto l’Occidente. «È assolutamente determinante una presa di posizione maschile», continua Lamin. «Fino a quando ci saranno capi-villaggio convinti che la stessa definizione di femminilità non possa prescindere da una mutilazione genitale, ci saranno donne che continueranno a subirla. Quando invece i capi-villaggio e soprattutto i leader religiosi si convinceranno che il benessere delle donne produce benessere e prosperità per l’intera comunità, allora forse qualcosa cambierà. È un problema culturale, ancora prima che medico e giuridico».
Come, in che modo e per quali ragioni la questione di genere incide nel determinare la particolare vulnerabilità dei soggetti, sia durante il percorso migratorio sia all’arrivo nei Paesi ospitanti? Le donne costrette a emigrare subiscono un’oppressione multidimensionale in quanto soggetti in fuga da un paese che le persegue o che ne mette a repentaglio l’esistenza, in quanto straniere in paesi di arrivo sempre più intolleranti verso la diversità, e infine in quanto donne in società, sia quelle d’origine che in quelle d’arrivo, nelle quali il principio della parità di genere e la lotta alla violenza sulle donne sono lontani dall’essere pienamente realizzati.
«Per questi motivi è fondamentale che il sistema d’accoglienza sia rafforzato e abbia un approccio di genere in grado di riconoscere le donne migranti come soggetti attivi che mettono in campo capacità relazionali, progettuali e organizzative, competenze lavorative e conoscenze culturali utili alla crescita dei paesi ospitanti», conclude l’avvocata Bendetti.
15/04/18 – GDS – “Noi ci sentiamo sole”

14/04/18 – REPUBBLICA – Prostitute, pugno duro contro i clienti

14/04/18 – GDS – Lotta alla prostituzione, multe e strade vietate

13/04/18 – SINISTRA COMUNE – ORDINANZA ANTI-PROSTITUZIONE. (SC): AD UNA PRIMA LETTURA IL GIUDIZIO NON È POSITIVO.
LINK: ORDINANZA ANTI-PROSTITUZIONE. (SC): AD UNA PRIMA LETTURA IL GIUDIZIO NON È POSITIVO.
Riteniamo che una questione cosi complessa e delicata, con le sue implicazioni sociali, non possa essere inquadrata dentro le categorie del decoro urbano né possa essere affrontata con lo strumento dell’ordinanza. Sarebbe stato più utile predisporre un atto di indirizzo della Giunta con misure verificabili ed una serie di attività coordinate con le organizzazioni che operano nel settore.
13/04/18 – PALERMOTODAY – Ordinanza comunale contro prostituzione: multe fino a 400 euro anche per i clienti
LINK: Ordinanza comunale contro prostituzione: multe fino a 400 euro anche per i clienti
Multe fino a 400 euro per le prostitute sorprese in strada mentre cercano di “vendere il proprio corpo” e per i clienti “pizzicati” a chiedere anche solo informazioni. Su proposta del comandante della polizia municipale il sindaco Leoluca Orlando ha emanato oggi un’ordinanza, valida dal 16 aprile al 31 agosto prossimo, per il contrasto del fenomeno della prostituzione e a sostegno delle vittime di violenza o di grave sfruttamento.
Il provvedimento dispone che venga vietato a chiunque di: “porre in essere comportamenti diretti in modo non equivoco ad offrire prestazioni sessuali a pagamento, consistenti in atteggiamento e in abbigliamento indecoroso o indecente in relazione al luogo, ovvero nel mostrare nudità, ingenerando la convinzione di esercitare la prostituzione; di richiedere informazioni a soggetti che pongano in essere i comportamenti descritti e di concordare con gli stessi l’acquisizione di prestazioni sessuali a pagamento; alla guida di veicoli di seguire manovre pericolose o di intralcio alla circolazione stradale”.
L’ordinanza individua alcune aree e strade dove vigono i divieti, tra cui viale Regione Siciliana (tratto Calatafimi-Basile), via Ernesto Basile, via Lincoln, Foro Italico, via Roma, via Crispi, via Daita e via La Lumia e il parco della Favorita. “La sanzione non sarà applicata – si legge nell’ordinanza – alle persone che esercitano la prostituzione vittime di violenza, di sfruttamento o che si trovano in situazioni di gravità o pericolo: in questo caso saranno informati i servizi sociali qualora le vittime decidano di aderire a percorsi di tutela e protezione. In una circostanza del genere la sanzione sarà comunque irrogata al cliente”.
“L’Amministrazione – dichiarano il sindaco e l’assessore alla Cittadinanza solidale Giuseppe Mattina – intende attivare un piano complessivo che va oltre e completa l’ordinanza. E’ prevista l’istituzione di un tavolo tecnico, l’attivazione di una campagna di sensibilizzazione e di attività educative nelle scuole, la sottoscrizione di appositi protocolli operativi per il sostegno alle vittime. Tutto questo prevede la collaborazione tra le istituzioni pubbliche, il volontariato, le organizzazioni ecclesiali cattoliche e protestanti, le organizzazioni non governative e le associazioni in rappresentanza dei migranti. In questo percorso un ruolo fondamentale ha la collaborazione tra Comune e Prefettura di Palermo”.
Questa azione, si legge in una nota del Comune, si coniuga con la costituzione di parte civile del Comune di Palermo nel processo contro la cosiddetta mafia nigeriana per l’accusa di sfruttamento della prostituzione e con le recenti notizie provenienti dalla Nigeria e da Benin City, che ha recentemente pronunciato un editto di annullamento di ogni giuramento e del ricatto del voodoo. “Occorre coniugare l’ordine pubblico – concludono – e la capacità di dare sicurezza ai cittadini con la tutela delle persone vittime di violenza e sfruttamento. E’ la scommessa di questo piano complessivo”.
Le reazioni
Sinistra Comune – “A una prima lettura l’ordinanza sindacale, lunga e articolata, sulla prostituzione sembra un’azione repressiva contro le persone piuttosto che un’azione coordinata contro il fenomeno della tratta degli esseri umani”, si legge in una nota di Sinistra Comune. “Riteniamo – proseguono i consiglieri – che una questione cosi complessa e delicata, con le sue implicazioni sociali, non possa essere inquadrata dentro le categorie del decoro urbano né possa essere affrontata con lo strumento dell’ordinanza. Sarebbe stato più utile predisporre un atto di indirizzo della Giunta con misure verificabili e una serie di attività coordinate con le organizzazioni che operano nel settore. Ci riserviamo di esprimere una valutazione più completa a seguito di un approfondimento che faremo con il coordinamento anti-tratta e con le singole associazioni, laiche e religiose, che lo compongono”.
13/04/18 – PALERMOMANIA – Palermo, il sindaco firma una ordinanza anti-prostituzione
13/04/18 – LIVESICILIA – Ordinanza anti-prostituzione Previste multe anche ai clienti
Le aree oggetto dell’ordinanza sono: viale Regione Siciliana (tratto Calatafimi – Basile), via Ernesto Basile, Parcheggio Basile, via Lincoln (tratto tra le vie Cervello e Garibaldi – are in prossimità dell’intersezione con Corso dei Mille – tratto compreso tra il foro Italico e via Archirafi – marciapiede antistante Orto Botanico e Villa Giulia); via Roma (interno delle traverse che collegano via Roma con via Garibaldi), Piazza XIII Vittime; via Francesco Crispi (anche traverse di via Amari, Volta, Onorato, Guardione e altezza Cala), via Daita e via La Lumia; parco della Favorita (viale Diana nel tratto tra l’ex colonia e viale Ercole – viale Ercole in corrispondenza della trazzera che adduce al cancello di villa Niscemi e in prossimità della fontana – viale Ercole nel tratto che adduce alla palazzina Cinese – Piazzale dei Matrimoni – via Case Rocca nel tratto dal viale Ercole agli edifici sulla via).
Le violazioni saranno perseguite con una sanzione amministrativa pecuniaria di euro 400. La sanzione non sarà applicata alle persone che esercitano la prostituzione vittime di violenza o di grave sfruttamento o che si trovano in situazioni di gravità ed attualità di pericolo e in questi casi saranno informati i servizi sociali del Comune di Palermo, qualora aderiscano a percorsi di tutela e protezione. La sanzione verrà comunque irrogata nei confronti del cliente. “L’amministrazione – dicono il sindaco e l’assessore alla Cittadinanza Solidale, Giuseppe Mattina – intende attivare un piano complessivo che va oltre e completa l’ordinanza. E’ prevista l’istituzione di un tavolo tecnico, l’attivazione di una campagna di sensibilizzazione e di attività educative nelle scuole, la sottoscrizione di appositi Protocolli operativi per il sostegno alle vittime. Tutto questo prevede la collaborazione tra le istituzioni pubbliche, il volontariato, le organizzazioni ecclesiali cattoliche e protestanti, le organizzazioni non governative e le associazioni in rappresentanza dei migranti. In questo percorso un ruolo fondamentale ha la collaborazione tra Comune e Prefettura di Palermo”.
(ANSA).
