Link: Sizilien zwischen Mafia und Migranten
Un video – reportage in cui compare anche l’operato della nostra associazione
Link: Sizilien zwischen Mafia und Migranten
Un video – reportage in cui compare anche l’operato della nostra associazione
Link: Riti Ju Ju per fare prostituire
(ANSA) – CATANIA, 3 NOV – Un decreto di fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Catania è stato eseguito dalla la Polizia di Stato-Squadra Mobile di Ragusa, con la collaborazione delle Squadre Mobili di Livorno e Pisa, nei confronti di Cliford Idemudia, nato a Benin City, di 48 anni, e di Godspower Palmer, nato in Nigeria, di 32 anni. Sono indiziati, il primo per associazione finalizzata al traffico di esseri umani, tratta di esseri umani, con le aggravanti della transnazionalità, di avere esposto a pericolo la vita o l’incolumità delle persone trasportate – facendole imbarcare su natanti occupati da numerosi migranti privi di ogni necessaria dotazione di sicurezza – e di avere agito al fine di reclutare persone da destinare alla prostituzione o, comunque, allo sfruttamento sessuale. Il secondo riguarda la tratta di esseri umani e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, anch’essi pluriaggravati. Un terzo indagato è allo stato irreperibile.
Link: Palermo: mercato sessuale, oggi cerimonia in ricordo di due vittime nigeriane
27/10/14
Serena Freni
Bose Uwaida e Looveth Edward sono state due giovani donne vittime della tratta del mercato sessuale in Sicilia. La prima, 37 anni, uccisa a Custonaci il 24 dicembre scorso, la seconda, 22 anni, trovata morta in via Filippo Juvara a Palermo il 6 febbraio 2012 pare per un arresto cardiocircolatorio.
Fino ad ieri i corpi delle due donne di origini nigeriane riposavano sotto malmessi cumuli di terra e pietre. Da oggi hanno a Palermo una tomba, con una lapide. Il pastore Vivien Wiwoloku, responsabile metodista della comunità nigeriana in città e padre Enzo Volpe, direttore del Centro interculturale di Santa Chiara hanno presenziato la funzione. Entrambi hanno chiesto giustizia per le martiri delle nuove ed antiche violenze. Le cerimonie si sono svolte stamattina al Cimitero dei Rotoli grazie al Coordinamento antitratta Favour e Loveth e i rappresentanti del Ciss, Cooperazione Internazionale Sud Sud che hanno coinvolto il dirigente dei Servizi cimiteriali Gaspare Lo Nigro presente alle due funzioni.
Presente alla manifestazione anche Isoke Aikpitanyi, ex vittima della tratta, oggi scrittrice
Per approfondire http://www.strettoweb.com/2014/10/palermo-mercato-sessuale-oggi-cerimonia-in-ricordo-vittime-nigeriane/205047/#iq0KrF7J58oscJrS.99
Link: Favour, Loveth e le altre
21/05/14
La targa in memoria di Loveth(3)Sono sempre davanti a noi, con i loro corpi mercificati, offerti al migliore offerente. Le donne invisibili hanno nomi, affetti e storie, dimenticate o da dimenticare, e sogni di libertà. Quasi sempre inascoltati.
Favour e Loveth erano due di loro. Entrambe uccise tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012. La prima era prossima alle nozze. Il suo corpo è stato trovato carbonizzato nelle campagne di Misilmeri. Il corpo di Loveth, invece, è stato abbandonato in Via Juvara, a due passi dal Palazzo di Giustizia, accanto ai cassonetti della spazzatura, come fosse un rifiuto ingombrante, uno dei tanti, di cui disfarsi in tutta fretta. Nessuno ha visto o sentito niente. Favour e Loveth, come Bose e Jennifer, fantasmi dalla pelle troppo scura per essere visti e ricordati.
Il mercato del sesso rappresenta un’attività lucrosa, movimenta un business che non conosce crisi. (a livello europeo si stima che il fatturato dello “human trafficking” sia di 19 miliardi di euro annui). La domanda è in costante aumento. Ecco perché le mafie internazionali vi hanno messo le mani sopra, gestendo la tratta delle schiave. Le comprano e le costringono ad una gabbia la cui chiave per la libertà vale dai 50 ai 70mila euro, il prezzo da pagare per riscattarsi.
Nigeriane, etiopi, slave: le organizzazioni criminali estere si sono spartite le città italiane con precisione scientifica. Difficile credere che per farlo non abbiano ricevuto il placet dalla mafia locale. Ogni centro ha le proprie zone dedicate, divise per nazionalità e tipologia dei servizi offerti, secondo una logica da upermercato. A Palermo, ad esempio, le aree storiche sono quelle della Favorita e della Stazione, occupate dalla mafia nigeriana, del Foro Italico e del Porto, presidio dell’Europa dell’Est, oltre ai vicoli del centro storico. Si stima in 500 il numero di ragazze di strada presenti nel capoluogo, alle quali vanno aggiunte quelle che tradizionalmente esercitano in casa. L’età media è sempre più bassa.
Nel capoluogo dell’Isola, ormai da un paio di anni, è attivo il Coordinamento anti-tratta Favour e Loveth, una rete composta da una trentina di associazioni, laiche e cattoliche.
«Le associazioni – spiegano i promotori – portano ognuna i propri differenti linguaggi. L’obiettivo è il contrasto del fenomeno della tratta attraverso varie tipologie di interventi, dall’analisi e lo studio alla sensibilizzazione della cittadinanza, passando per la lotta alle organizzazioni mafiose«.
Un ruolo fondamentale lo svolge il Centro Santa Chiara, guidato da Don Enzo Volpe: «Chiariamo subito che non si tratta di prostitute, ma di donne che sono prostituite. Le condizioni di queste ragazze, spesso minorenni, sono di schiavitù, costrette a lavorare anche 14 ore al giorno. Davanti al profitto, che prevale su tutto, anche le comunità straniere presenti sul territorio fanno spesso finta di niente».
Una sera la settimana i volontari del coordinamento raggiungono le ragazze nei luoghi in cui esercitano. Portano loro un pasto caldo, un mazzo di fiori, una parola di consolazione. Molte chiedono preghiere per la loro vita e protezione per i familiari rimasti in patria.
Tante ragazze vorrebbero cambiare vita, riuscire a riscattarsi, ma non sanno come fare. In questi tempi bui, in cui trovare un lavoro è difficile per tutti, per una prostituta lo è più degli altri. Ci sarebbe la possibilità offerta dall’art. 18 del Testo Unico sull’immigrazione, strumento che prevede il rilascio del permesso di soggiorno per “protezione sociale”. Una via, questa, non sempre percorribile. Ecco perché il coordinamento sta bussando alla porta degli imprenditori del posto. «Abbiamo avviato un percorso di collaborazione con altre realtà associative e in questo modo una ragazza è riuscita a trovare lavoro presso un un esercizio commerciale che aderisce ad Addiopizzo» spiega Pasqua De Candia, del CISS.
Il rischio pressante è che, in assenza di un contratto di lavoro, le ragazze possano essere espulse e, una volta in patria, reimmesse nel circuito della prostituzione, se non condannate alla reiezione sociale. Occorrerebbe il sostegno delle istituzioni, un supporto che, in clima di austerity, è tavolta puramente simbolico. «Il Comune di Palermo – ricorda De Candia – ha promosso alcuni momenti di sensibilizzazione e di informazione ed abbiamo organizzato diversi incontri di formazione nelle scuole, in collaborazione l’Ufficio scolastico regionale. Il problema – aggiunge l’operatrice del CISS – oltre che di risorse, è culturale. Si parla del fenomeno solo dal punto di vista del decoro urbano, senza intervenire sulle sue cause. Per questo abbiamo chiesto una maggiore attenzione sul traffico degli esseri umani e sul tema delle ragazze costrette a prostituirsi». «Quando si parla di persone e di diritti violati non si può parlare di decoro”, puntualizza l’assessore comunale alla Partecipazione, Giusto Catania, a voler marcare la distanza dalla precedente giunta di centrodestra. “Come amministrazione ci stiamo impegnando sia per la presa in carico delle vittime di tratta, sia dal punto di vista pedagogico-culturale».
Resta lo smacco per la memoria offesa di due ragazze che sognavano soltanto una vita normale. Il corpo di Favour Nike Adekunle, dopo il suo rinvenimento, è stato portato all’obitorio dell’Istituto di Medicina Legale di Palermo e lì “dimenticato” in una cella frigorifera per due anni. A Loveth Edward è toccata una sorte diversa. Nel settembre dello scorso anno, nel luogo in cui il suo cadavere era stato abbandonato, l’amministrazione comunale le ha dedicato una targa, legata ad un alberello. Il ricordo della giovane ragazza è durato il tempo di un lamento. Già dopo qualche giorno la sua foto era stata spazzata via. La targa in sua memoria è stata, poi, vandalizzata e divelta, fino alla nuova affissione da parte del Comune, avvenuta qualche settimana fa. Resisterà fino alla prossima pallonata di ragazzini già troppo esperti di vita per interrogarsi sul perché delle foglie.
Luca Insalaco
Link: Favour Nike Adekunle 1991-2011
28/02/14
“Si sono svolti oggi i funerali Nike Favour Adekunle, la giovane nigeriana, 20 anni, trovata morta nelle campagne di Misilmeri il 2 dicembre 2011′′.
La notizia, nei suoi dati essenziali, suona paradossale. Ci sono voluti oltre 24 mesi per poter dare una sepoltura al corpo della ragazza che due anni fa venne trovata carbonizzata alla periferia della provincia di Palermo in una zona trasformata in discarica. Il suo assassino, un abitante di Belmonte Mezzagno, fu arrestato e poi si tolse la vita in carcere. Dal giorno della morte di Nike, nel dicembre del 2011, e sino a venerdì 28 febbraio 2014 il corpo è rimasto all’interno di una cella frigorifera dell’Istituto di Medicina Legale del Policlinico di Palermo. Ad accorgersene è stato il Coordinamento Antitratta dedicato proprio a lei e a Loveth Edward, un’altra ragazza uccisa a pochi mesi di distanza.
La sepoltura di Nike Favour sarebbe rimasta bloccata per una serie di intoppi burocratici e di mancati nulla osta tra un ufficio e un altro. Aldilà dell’aspetto burocratico e di responsabilità, ripercorrere la sua storia significa percorrere i passi che misurano la distanza che ancora esiste tra una comunità e un’altra, tra una minoranza e la maggior parte degli abitanti di una città, ricordando che co-abitazione non è sinonimo di integrazione.
La storia di Nike nella sua drammaticità è emblematica perché riguarda una persona considerata (si scuserà il gioco di parole) ai margini di una comunità ai margini, una ragazza in quanto considerata prostituita e nigeriana, ovvero parole che (oltre che frequentemente associate al suo nome) di per sé impongono un’etichetta di marginalità e di distanza.
Si potrebbe provare a osservare la storia di Nike e i suoi vent’anni mettendo da parte il fatto che fosse una prostituta nigeriana ma guardandola come una ragazza che aveva iniziato a convivere con il futuro marito e aveva già iniziato ad avviare le pratiche per un possibile matrimonio. Improvvisamente la distanza si riduce. La sua storia in fondo appare un po’ più vicina. La distanza si misura e si crea innanzitutto con le parole.
Infine, si può interpretare una sorta di parallelismo, aldilà di quello temporale, tra la sepoltura di Nike e la storia di una famiglia che non rassegnandosi facilmente alla morte della madre ne ha vegliato per giorni il corpo rifiutandosi di celebrare i funerali. Affidiamo alla sensibilità di chi legge la capacità di tracciare le dovute differenze tra le due storie. Sulla famiglia palermitana è stato sollevato grande scalpore con un interesse notevole della stampa e una mobilitazione veloce da parte delle autorità competenti. Un interesse delle autorità era doveroso, una certa morbosità dei media per una vicenda assolutamente privata decisamente meno: in fondo, aldilà degli obblighi di legge, riguardava una personale, personalissima, modalità nell’iniziare a elaborare un lutto. Questi due anni invece nei quali il corpo di Nike Favour ha atteso la sepoltura sembrano essere trascorsi nell’indifferenza generale, in una distanza, l’ennesima di questa storia.
Link: Una memoria di amore
2013
Il 27 settembre 2013, il Sindaco di Palermo scoprirà due targhe, in ricordo delle due giovani ragazze nigeriane, Favour e Loveth, vittime della tratta.
Il 27 settembre alle ore 15.00 nel cortile Barcellona, ad angolo con via Filippo Juvara e, a seguire, all’ingresso della Favorita nel Parco adiacente viale Rocca, il Sindaco di Palermo scoprirà due targhe, in ricordo delle due giovani ragazze nigeriane, Favour e Loveth, vittime della tratta.
Favour, una ragazza di appena 20 anni, a dicembre 2011, mentre stava coronando il sogno della sua vita sposando il suo amore con il quale aveva cominciato a convivere, è stata travolta dalla violenza omicida di un cliente che dopo averla violentata e uccisa ha bruciato il suo corpo gettandolo in una discarica a Misilmeri. Solo due mesi dopo, Loveth, coetanea di Favour, subisce lo stesso tragico destino: viene trovata morta nel centro di Palermo, in via Filippo Juvara, accanto ai cassonetti dell’immondizia.
Il Coordinamento Antitratta, intitolato proprio a Favour e Loveth e che a partire dalle loro storie ha avviato la sua azione di sensibilizzazione e informazione rivolta alla cittadinanza palermitana, è felice di ricordarle in modo solenne alla presenza del Primo cittadino e della Comunità nigeriana e invita tutta la cittadinanza a partecipare alla posa delle targhe commemorative il 27 settembre.
Con le due targhe, depositate simbolicamente nei pressi dei luoghi in cui si sono spente le loro giovani vite, vogliamo consegnare una “memoria di amore”.
Un ricordo che porti con sé il segno dell’amore per la vita, la bellezza, la speranza in una vita migliore.
Una “memoria di amore” che la città vuole consegnare anche alle famiglie di Favour Nike Adekunle e Loveth Edward, alla comunità nigeriana e a tutte le donne vittime della violenza e della tratta ad opera di potenti organizzazioni mafiose internazionali.
La “memoria di amore” simboleggiata da una rosa per Loveth e da un palloncino rosa per Favour, è il nostro pegno per il futuro, quel futuro che è stato negato alle due giovani donne e che vorremmo consegnare a tutte le donne, come loro, vittime della tratta.
Link:Manifestazione cittadina per ricordare Favour e Loveth
21/05/12
E’ stato consegnato alla giustizia giovedì 10 maggio, a quasi cinque mesi dalla scomparsa e dal ritrovamento del corpo, il presunto assassino di Nike Favour Adekunle, vittima prima di organizzazioni criminali, venduta come una merce dai trafficanti di giovani ragazze, poi ferocemente seviziata e brutalmente uccisa da un maniaco sessuale nelle campagne di Misilmeri. Il Coordinamento anti-tratta, che prende il nome dalle due ultime vittime della tratta a Palermo, intende costituirsi parte civile al processo contro l’assassino di Favour.
Il Coordinamento fa appello alla comunità nigeriana, a tutte le comunità toccate da questo problema, alle istituzioni, perché si ponga fine al commercio del sesso e allo sfruttamento di giovani, spesso minorenni, minacciate e tenute in schiavitù. Invita, inoltre, i giornalisti, gli agenti di polizia, i cittadini in genere a utilizzare un linguaggio più appropriato, non stigmatizzando pregiudizialmente le giovani donne vittime di tratta e da qualsiasi paese esse provengano: non di prostitute si tratta, né di squillo, bensì di donne ridotte a merce di scambio, sfruttate e mantenute in situazione di schiavitù. Siamo convinti che tutelare e promuovere i diritti delle vittime ha rappresentato e rappresenta il più efficace contributo al contrasto delle organizzazioni criminali che ne gestiscono la tratta e lo sfruttamento!
Il Coordinamento anti-tratta “Favour e Loveth” e la comunità nigeriana promuovono per lunedì 21 maggio alle ore 17.00 una manifestazione cittadina al Parco della Favorita per ricordare Favour e Loveth. La manifestazione partirà dalla Palazzina cinese per arrivare nel luogo in cui Favour, esattamente cinque mesi fa, è stata vista l’ultima volta.
Si chiede a tutti quelli che volessero partecipare di indossare una maglia nera.
La cittadinanza tutta è invitata
Il Coordinamento Anti-tratta “Favour e Loveth”
Aderiscono al Coordinamento: ASGI, Associazione AMUNI’, Associazione Culturale Gruppo Teatro Totem, Associazione Pellegrino della Terra, Azione Cattolica Italiana Arcidiocesi di Palermo, Centro Salesiano Santa Chiara, Centro Siciliano di Documentazione Peppino Impastato, CESIE/Centro Studi di Iniziative Europeo, CISS/Cooperazione Internazionale Sud Sud, Comitato antirazzista migranti Cobas, DIARIA Palermo, Forum antirazzista Palermo, ITIS Volta, La Migration, sportello migranti Lgbt – Arcigay Palermo, Laici Missionari Comboniani Palermo, Le Onde, Parrocchia S. Antonino, Rete Primo Marzo / Giù le frontiere, Suore Missionarie Comboniane di Palermo, UDI Palermo.
Aderiscono al comunicato: ARCA – CGIL Sportello Immigrazione, ARCI.
Link: http://livesicilia.it/2012/05/13/chi-piange-per-una-puttana_143112/
13/05/12
di Roberto Puglisi
Chi sono le figlie di una dea minore? Sono le creature accampate ai lati di certe strade note ai maschi. Nate donne come le altre. Il destino ha cambiato nome, qualifica e collocazione. Sono puttane, nel gergo popolare e nel birignao aristocratico. Il razzismo dell’esclusione proviene da tutti. Dagli uomini che stuprano, concedendosi l’alibi del prezzo. Dalle attiviste che firmano appelli per le compagne di genere uccise, violate, schiacciate in ogni parte del mondo. E si dimenticano delle prostitute.
E’ attitudine buona e giusta denunciare la sopraffazione machista. E’ lecito raccontare il paradosso di terre in apparenza evolute che, nel momento della terribile verità, riscoprono riti di sangue tribali. La gelosia si trasforma in cecità. L’oscenità del possesso si concentra nella forza fisica pronta all’offesa. Se gli uomini uccidono e le donne muoiono, non è per una trama di casi isolati. E’ l’eredità di secoli bui. Se esistono resoconti di ceffoni domestici, di arbitrii, di ricatti, sopravvivono perché – spogliato delle sue risorse culturali – il macho si comporta ancora come un gorilla con una clava tra le zampe.
Ma scorrendo le liste della rabbia e gli appelli della pietà, cadiamo in vistose buche. C’è un rosario di vite spezzate o manomesse con troppe assenze. La sacrosanta indignazione per una ragazza “normale” straziata dal mostro che aveva accanto è un riflesso necessario, accompagnato da un coro di maggioranza. In morte di una prostituta, il controcanto dolente è un flebile fiato di pochi illuminati, il lutto di una cerchia ristretta. Chi dirà una preghiera per Nike, uccisa e bruciata a Misilmeri? Ci concentriamo sull’identità del suo presunto assassino, senza pensare a lei. E il resto è un cielo cupo e morboso. Chi protesta per le anime spezzate della Favorita, lo scandalo sotto gli occhi della brava gente? Chi denuncia la tratta delle “nigeriane”, come se il termine fosse normale sinonimo di compravendita, tanto che “nigeriana”, nell’immaginario comune, si associa al mestiere antico dell’offerta di sé? Chi piange quando muore una puttana?
Ho conosciuto qualche puttana – per questo mi permetto, con tenerezza, di usare una parola lambita di bava, so che sarebbe ipocrita ripararsi dietro uno pseudonimo, la durezza è soltanto nelle cose – girando con un taccuino. Sarà colpa dei miei occhi, traviati da un’idea di femminilità romantica: ho sempre trovato persone nella pienezza del loro stato, dotate di ironia, intelligenza e amore da dare, senza che nessuno volesse raccoglierlo.
E mi ha immancabilmente gelato l’indifferenza nei confronti delle ragazze che attendono ai lati di una strada nota. Come se una fine tragica, o uno stentato percorso ad ostacoli fossero semplicemente la condanna che si deve a una colpa. Ma non mi ha mai sorpreso la consueta volgarità di noi poveri e fragili uomini. Sono rimasto colpito dalle donne colme di ottimi propositi, che sanno e, sapendo, volgono lo sguardo altrove.
080101-UNISCI-west Africa under attack
101201-UNIVERSITY OF BERGEN-Nigerian Criminal Networks a comparative analisys
170809-CENTROIMPASTATO.COM-il mercato del sesso a Palermo. Mafia e nuovi gruppi criminali
CATTOLICESIMO E CULTURA NIGERIANAUNICRI – La Tratta delle Minorenni Nigeriane in ItaliaUNIMOLISE-Trafficking e Tratta di Ragazze Nigeriane
Link: La tratta delle prostitute bambine nigeriane che arrivano in Italia sui barconi dei migranti
17/07/2017
di Amalia de Simone
C’è una strada lunga circa 40 km dove l’umanità è sospesa. È una linea che separa la terra e il mare tra il Lazio e la Campania. Si chiama Domiziana e percorrendola si incontrano centinaia di ragazze prevalentemente nigeriane, costrette a prostituirsi. Molte di loro sono ragazzine minorenni.
Da mesi infatti, stanno arrivando in questa zona, contestualmente agli sbarchi dei migranti, tante piccole donne. Come B. che i suoi 14 anni li dimostra tutti. Esile, con un corpo che non è ancora quello di una donna, gli occhi grandi. L’ha notata un artista della fotografia, Giovanni Izzo che da mesi perlustra la Domiziana segnandosi i numeri delle ragazze che gli sembrano più piccole da segnalare agli operatori sociali. Con lei c’era un’altra ragazzina, forse anche più piccola, di cui abbiamo perso le tracce.
Tremava come una foglia ma ci mettiamo poco a convincerla a scappare dalla strada. Due operatori, di cui uno nigeriano, la hanno accompagnata lontano da Castelvolturno in una struttura dove tutt’ora vive. «Sono arrivata in Italia senza sapere nulla, mi hanno detto che dovevo pagare un debito e per questo dovevo prostituirmi. Ma io non volevo, non ero mai stata con un uomo. Io ho 14 anni. Così mi hanno fatto violentare da più persone, anche utilizzando degli oggetti. Stavo male, sanguinavo. Mi hanno curato sotto una doccia con il sale. Poi mi hanno messo sulla strada». Le loro storie sono sempre simili, vengono reclutate in Nigeria, nei villaggi (la regione più gettonata è quella di Benin City). La maggior parte è convinta di venire in Italia per trovare un lavoro legale o per studiare. Qualcun’altra invece viene ceduta dalla famiglia e sa di arrivare in Italia per doversi prostituire. Affrontano un viaggio terribile che le porta prima in Libia, dove spesso vengono ripetutamente violentate, e poi fatte salire dai trafficanti di esseri umani, sui barconi che le condurranno alle coste italiane.
Durante il viaggio contraggono un debito che va 35mila a 55mila euro, un debito che dovranno estinguere diventando schiave controllate a vista da una delle madame (donna membro della banda criminale, che a sua volta si è affrancata dalla schiavitù e che gestisce le baby prostitute ndr.). Come emerge, non solo dal racconto di B. ma anche da un’indagine che la scorsa settimana ha portato all’arresto di tre persone accusate di gestire un traffico di prostitute, quando le ragazzine sono vergini, vengono fatte violentare.
Nel caso dell’indagine della procura di Napoli e dei carabinieri di Grazzanise, le baby prostitute venivano portate da «un uomo bianco» che provvedeva a «risolvere il problema». «Si sta abbassando notevolmente l’età delle ragazze nigeriane in strada – Spiega Andrea Morniroli della cooperativa sociale Dedalus – Sicuramente è una scelta delle organizzazioni criminali che cercano di avere sempre più ragazze giovani perché sono più appetibili sul mercato del sesso.Molte di queste ragazze non arrivano più con le tratte a cui eravamo abituati ma arrivano quasi tutti mischiate e confuse nei flussi profughi richiedenti asilo, sono quelle cioè, che arrivano sui barconi».
Anche Sergio Serraino di Emergency Castelvolturno è convinto che ci sia una strategia da parte dei trafficanti che vanno a prendere le ragazzine nei villaggi e le fanno viaggiare sui barconi. «Sul litorale domizio vediamo tante bambine che subiscono violenza dalla mattina alla sera per estinguere loro debito – dice l’operatore sociale Agostino Trinchese – e sono vittime della loro stessa gente. Qui la mafia nigeriana è molto radicata e le organizzazioni muovono le ragazze liberamente». «Quando ci avviciniamo con i nostri camper difficilmente ci dicono la loro vera età. Aggiunge- Morniroli – Molte ragazze nascondono la loro età perché l’organizzazione così gli ha detto di fare in quanto la prostituzione minorile in Italia è reato».
Proprio come nel caso di A. Se la guardi capisci subito che è un’adolescente ma lei alla polizia ha detto che ha 23 anni. A noi, a Izzo e a Trinchese, dopo alcune ore confessa di avere 14 anni, quasi 15. Vive in una stanza che era la cantinola di una casa. Non c’è il bagno e c’è un materasso e sopra un pupazzo di peluches. «Sono arrivata a Lampedusa dalla Libia. Mi hanno reclutata nel mio villaggio a Benin city. La mia famiglia non se la passa bene e così ho deciso di partire. Durante il viaggio mi hanno fatto parlare con la madame che mi ha detto che avrei dovuto pagare 35 mila euro di debito per il viaggio. In Libia sono stata picchiata di continuo. In Italia mi hanno prelevato dal centro di accoglienza e portata a Castelvolturno. Qui mi hanno obbligato a prostituirmi. E’ stata una mia amica ad insegnarmi come si fa perché io non sapevo nulla. Mi hanno violentata tre volte e sono anche stata derubata. Finora non sono stata in grado di pagare nulla del mio debito e sono terrorizzata. Mi minacciano di continuo e io non so che fare». Anche A. viene via con noi ed ora è in una struttura che la accoglie. Ancora non dice tutta la verità e abbiamo l’impressione che abbia paura e che ci stia nascondendo qualcosa. Però è felice. Canta e balla di continuo, anche mentre va a sporgere denuncia contro chi le ha fatto del male.